I Busti del Pincio

All’interno del Parco del Pincio si trova una delle più grandi collezioni di busti commemorativi in Europa, nata per idea del I triumvirato della Repubblica Romana nel 1849 ma avvenuta effettivamente solo a partire dal 1851, quando venne restaurato il potere temporale di Pio IX.
La prima serie di busti (1851 – 1860) consisteva nei 51 esemplari scolpiti nel 1849 dai giovani scultori disoccupati che parteciparono al concorso indetto dalla Repubblica di Mazzini.  Fu allora che vennero posti Alberti, Ariosto, Boccaccio, Bramante, Brunelleschi, Cesi, Cesare, Colombo, Dante, Giotto, Goldoni , Pitagora, Raffaello, Rosa, Tasso, Vico, Volta, Colonna, Dandolo, De Marchi, Doria, Michelangelo, Giovanni de’ Medici e Palladio.
Alcuni busti tuttavia non vennero inseriti nel parco, in quanto raffiguravano personaggi non graditi al Potere Papale: solo attorno al 1860 il conte Luigi Antonelli propose di riscolpirli e trasformarli in personaggi ben visti Savonarola divenne Guido d’Arezzo, Alfieri venne trasformato in Monti, Gracco venne riproposto come Vitruvio, Colletta come Plinio il Vecchio, Giovanni dalle Bande Nere divenne Lorenzo il Magnifico, Leopardi apparì come Zeusi, Machiavelli come Archimede.
Vennero invece totalmente esclusi i busti di Napoleone, Giovanni da Procida e Arnaldo da Brescia.
Con Roma Capitale d’Italia, venne proposta una seconda serie di busti (1871 – 1878). Questa volta i personaggi rappresentati sono per la maggior parte collegati al sentimento antipapale e risorgimentale, maturato con la recente nascita del Regno d’Italia, di cui Roma divenne Capitale nel 1870. Proprio per questo la loro raffigurazione esprime quel sentimento di orgoglioso esempio patriottico.
Tra le figure di maggior spicco, ricordo Balbo, Beccaria, Bernini, Bruno, Canova, Cola di Rienzo, Foscolo, Masaniello, Manzoni, Parini, Pellico, Rossini, D’Azeglio, Donizetti, Emanuele Filiberto, Gioberti, Pico della Mirandola. Vennero anche riscolpiti i busti di Leopardi e Machiavelli.
All’architetto Valadier, progettista del Parco del Pincio e di Piazza del Popolo, venne dedicato un busto speciale nel 1873, innalzato su una colonnina più alta rispetto a quelle degli altri busti, inserita all’interno di una piscina di ciottoli bianchi.
Un discorso interessante e assai curioso è da fare sul busto di Angelo Secchi, astronomo gesuita, il cui busto venne montato nel 1878 sopra la mira dell’Osservatorio Astronomico del Collegio Romano che segna il meridiano di Roma attraverso un foro, determinato nel 1860 dallo stesso Secchi.
La terza serie (1917 – 1922) si inserisce all’indomani della I Guerra Mondiale e, non a caso, rappresenta gli Eroi di guerra che persero la vita durante la guerra contro l’Austria. Molti di essi vennero posti fuori il Pincio, immediatamente oltre il ponte che collega il Pincio con Villa Borghese, in quello che viene chiamata Piazza dei Martiri. Tra i più famosi personaggi ricordo Oberdan, Sauro, Baldissera, Chiesa, Deffenu, Rismondo, Battisti, Filzi. Vengono tutti rappresentati con pose austere ed eroiche, prive di espressione, appositamente raffigurati secondo i canoni della scultura eroica che sarà tanto cara all’arte fascista.
La quarta serie (1947 – 1952) conclude la raccolta di busti del Pincio. Vennero posti i busti di Alfieri, già proposto nel 1849 come abbiam visto, Vincenzo Bellini, Scipione Africano, Michelangelo, Grazia Deledda
A proposito di Grazia Deledda, premio nobel per la Letteratura nel 1926, è da notare come le uniche donne ad essere nel Pincio sono tre: la poetessa sarda già citata, Vittoria Colonna e Santa Caterina.
Naturalmente tra le varie serie si inseriscono singole dediche di busti, edificate a scopo decorativo, celebrativo, pedagogico e in linea con il Nazionalismo Italiano molto sentito tra fine XIX e inizi XX secolo.
Alla fine degli anni 50 risultano circa 229 busti.
Sempre più spesso questi busti sono oggetto di atti vandalici e incorrono a frequenti restauri. Nel 1999 un massiccio assalto di vandali distruggono il busto di Michele Amari e deturpano quelli di Michelangelo, Ariosto, Serli, Cavour, Leopardi, Alfieri, Savonarola, Pierluigi da Palestrina, Sgambati, Puccini. La grande strage di busti costò vari milioni al Comune di Roma per il restauro: Michele Amari non venne più rimpiazzato e attualmente è assente all’appello dei personaggi illustri del Pincio, che sono oggi dunque 128. Ancora oggi molti busti sono acefali e non sono ancora stati restaurati: Cesare, Carlo Botta, Plinio il Vecchio, Ariosto, Vitruvio, Papiniano, Serlio.
Un cantiere del 2013 sta invece restaurando i busti di Manzoni, Monti, Bufalini e Nicolini.
Molti sono gli artisti che hanno contribuito a costruire questo museo all’aria aperta dei grandi Italiani, tanti quanti sono i busti. Differenti sono gli stili di rappresentazione, chi in posa eroica, chi ben vestito secondo l’epoca, chi a petto nudo. Come che sia il loro aspetto, tutti raccontano un tassello del grande mosaico della Storia Italiana.

Qui una mappa nella quale vengono localizzati tutti i busti. I busti di Gino Capponi e Giovanni da Procida sono visibili all’interno del piccolo bar/ristorante di Via dei Bambini
Qui sotto le foto di tutti i busti presenti e visitabili al Pincio, con una piccola biografia (fai click per ingrandire).
Busti aggiornati al Gennaio 2013

– Sebastiano Maltese

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Informazioni su Sebastiano Maltese

Archaeologist Born in Rome in 1992, In 2011 graduated in Sandro Pertini High School (Humanistic address) Studies Classical Archaeology in La Sapienza University of Rome. Since 2010 he guides tourists for free, just for friendship and improving English Since 2012 he manages the blog "Roma Instaurata" Contact: Sebmaltese@hotmail.com +39/3202957562

Pubblicato il marzo 22, 2013 su Rione Campo Marzio. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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