Il Giardino del Pincio

  • Quartiere: Rione Campo Marzio
  • Via: Gabriele d’Annunzio, dell’Obelisco, dei Bambini, Valadier, di Villa Medici, degli Ippocastani, dell’Orologio.
  • Autore: Giuseppe Valadier
  • Anno: 1811 – 1839; 1848 – 1873.
  • Stile: Neoclassicismo
  • Storia e Descrizione: Se c’è un posto in tutta Roma nel quale si può percorrere la storia d’Italia attraverso i suoi più illustri personaggi, quello è il Pincio. Sebbene con Pincio sarebbe corretto indicare il colle omonimo che si staglia, esile, da nord a sud tra Piazza del Popolo e Villa Borghese, solitamente i Romani indicano la parte settentrionale del colle su cui sorge oggi uno dei parchi monumentali più belli di Roma.
    Nonostante le modeste dimensioni del parco, chiuso a sud da Palazzo Medici e delimitato dalle mura Aureliane addossate alle sue pendici, la spettacolarità della zona è offerta da uno stupendo panorama su Roma e dallo sterminato numero di statue e busti che si concentrano tutti lungo le vie principali della passeggiata.
    In realtà, già prima la costituzione del parco per volere di Napoleone (si tratta del primo parco pubblico di Roma), il Pincio aveva già ospitato diversi orti e giardini privati.
    La Capitale dell’Impero Romano era circondata da un anello di parchi, i cosiddetti Horti, gioiello delle famiglie più facoltose di Roma, nei quali erano presenti piccoli templi, giardini, fontante, portici, padiglioni, terme, collezioni e gruppi di statue. Il Pincio, trovandosi a stretto contatto con il Campo Marzio, fu tra i primi a divenire suolo oggetto dell’Ars Topiaria (Giardinaggio). Già in epoca Repubblicana vi trovavano luogo gli Horti Aemiliani, voluti da Scipione Emiliano dopo la distruzione di Cartagine (146 a.C.);  gli Horti Lucullani, desiderati da Licinio Lucullo dopo la vittoria su Mitridate del Ponto nel 63 a.C., costruiti su più terrazze e collegati tra loro da monumentali scalinate, che si concludevano con una grande esedra al di sopra della quale vi era un tempio a pianta circolare (tholos) dedicato alla Fortuna. Molto probabilmente il progetto si ispirò al più antico Santuario della Fortuna Primigenia di Praeneste che si struttura allo stesso modo; gli Horti Sallustiani, voluti da Gaio Sallustio, facoltoso propretore d’Africa, estesi  anche su gran parte della valle tra il Pincio e il Quirinale, divennero gli Horti più famosi di Roma, avendo al suo interno obelischi (uno dei quali svetta oggi sopra la scalinata di Trinità dei Monti), copie di statue originali greche, il Tempio di Venere Erycina, criptoportici, grandi padiglioni voltati; molto probabilmente avevano sede anche gli Horti desiderati da Pompeo Magno, gli Horti Pompeiani.
    In età Imperiale poi il Pincio subì alcune modifiche. Marco Vipsanio Agrippa scavò una galleria per far passare il sesto acquedotto di Roma, che avrebbe dovuto approvvigionare il Campo Marzio, l’Acqua Virgo.  Grazie a quest’opera il Pincio vide l’irrigazione degli Horti e la possibilità di creare fontane e terme all’interno degli Horti stessi. Gli Horti Sallustiani e Lucullani vennero unificati, così da creare un grande unico Hortus, e vennero ad aggiungersi anche gli Horti della Gens Anicia e della Gens Acilia.
    La necessità con Aureliano nel 271 di costruire una nuova cinta muraria portarono gli Horti della parte settentrionale ad essere contenuti all’interno di quel tratto di mura che oggi prende il nome di Muro Torto, data l’irregolarità delle mura che dovevano seguire gli Horti stessi. Nel IV secolo l’intera zona venne acquistata dalla Gens Pincia, tant’è che da quel momento l’unico, grande, complesso di Horti venne detto “in Pincis”, dando il nome all’intero colle (Mons Pincius). Il luogo viene anche ricordato come Sepulcrum Neronis, in quanto nei pressi del Muro Torto vi era il sepolcro dell’imperatore Nerone (morto nel 68).
    In epoca Medievale gli Horti vennero abbandonati e lasciati all’incuria e al pascolo degli animali. Le grandi opere vennero trafugate e i monumenti crollarono e furono depredati dei loro marmi.
    Verso la fine del XV secolo il Pincio ospitava una modesta vigna di proprietà della famiglia Crescenzi, con tanto di palazzina. Nel 1564 la proprietà passò alla famiglia Ricci che fece restaurare da Annibale Lippi e Michelangelo la Casina. Nel 1574 l’intera proprietà Ricci venne acquistata da Ferdinando de’ Medici, che fece completare i lavori iniziati dai Ricci, secondo un progetto nuovo, da Bartolomeo Ammannati: l’intera proprietà venne monumentalizzata e ripulita, vi venne costruito una fastosa villa e un grandioso giardino all’italiana, che venne decorato secondo il gusto del tempo con opere d’arte rinascimentali e reperti archeologici greci e latini. Passata a Napoleone Bonaparte nel 1803, Villa Medici divenne sede dell’Accademia di Francia, ostello per i vincitori del Prix de Rome.
    Tuttavia la parte a nord che rimaneva del Pincio rimase ancora abbandonata. Nel 1811 Napoleone diede dunque inizio a un grande progetto, affidato a Giuseppe Valadier, che vedeva la sistemazione e la monumentalizzazione di Piazza del Popolo e del Pincio, sul quale sarebbe sorto un parco pubblico chiamato Jardin du Grand César (Giardino del Grande Cesare).
    Ma con il ritorno nel 1814 di Papa Pio VII il progetto di Valadier dovette andare incontro le richieste del Papa, che sebbene non avesse tolto l’affidamento dei lavori all’architetto, desiderava collegare Porta Flaminia con il Pincio e cambiare il nome al Giardino del Grande Cesare in Giardino del Pincio. A Valadier dunque si deve la grandiosa terrazza, dedicata successivamente a Napoleone I, che si affaccia su Piazza del Popolo creando un unico complesso scenografico con Piazza del Popolo, dal gusto Neoclassico, tanto caro all’architettura dell’Europa Napoleonica. La terrazza, architettonicamente semplice, conclude questo tripudio scenografico donando all’intero complesso verticalità e maestosità, grazie ai tre archi chiusi da colonne corinzio nel piano inferiore. Il tutto si celebra con una grandiosa fontana a zampilli, posta all’interno del terrazzino arcato, che dà sfogo alla già citata Acqua Virgo. A questa si aggiungo poi altrettante fontanelle a zampillo poste ai piedi del complesso. Un grande bassorilievo decorativo, incassato ai piedi della Terrazza,  illustra la Vittoria Alata che incorona il Genio della Pace e il Genio del Commercio: venne scolpita da Baini e Stocchi, due allievi del Canova, nel 1830, e accompagna lo spettatore lungo Viale D’Annunzio.
    Il piccolo parco venne decorato con pini marittimi, palme, ippocastani e querce, così da offrire ai romani un riparo dal sole e dal caldo, divenuto subito di moda per le passeggiate domenicali dei borghesi. Inoltre Valadier volle restaurare una piccola palazzina costruita sulle rovine di una delle cisterne dell’Acqua Virgo degli Horti Aciliani, con lo scopo di tramutarla in sua dimora privata. Il Valadier tuttavia non vide mai il suo progetto a causa della sua morte nel 1839. La “Casina Valadier”, subito ribattezzata così in suo onore, divenne sede di un elegante caffè neoclassico, per poi divenire la casa del custode e centrale dei nazisti durante l’occupazione di Roma. Un restauro del 2004 ha ridato gloria alla Casina ed attualmente è un raffinato ristorante.
    L’architettura della Casina è semplicemente deliziosa, leggera e semplice, la cui scenografia si coglie dalla simmetria della facciata, regolata da una doppia rampa di scale semicircolare e dall’entrata racchiusa da un’esedra colonnata, vivacemente dipinta quasi a richiamare le pitture pompeiane.
    Nel 1822 Pio VII donò al parco del Pincio un obelisco (Obelisco Pinciano) costruito da Adriano (dedicato in onore del defunto compagno Antinoo morto affogato nel Nilo nel 130), riposto nel Cortile della Pigna dei Giardini Vaticani già dal XVIII secolo e da questo momento posto nei pressi della via principale che taglia il parco da est a ovest.
    L’idea di porre dei busti commemorativi di personaggi italiani illustri avvenne nel 1849, quando venne rovesciato il potere temporale di Pio IX e fondata la Repubblica Romana da Mazzini, Saffi e Armellini. Il nuovo governo decise di dedicare 52 busti sul Pincio per dare lavoro al numero rilevante di scultori rimasti senza impiego. Con la caduta della Repubblica e il ritorno di Pio IX a Roma, la posa dei busti avvenne partire dal 1851, e solo per i personaggi che erano visti di buon occhio dall’autorità papale. Divenuta Roma Capitale d’Italia, il numero dei busti al Pincio salì di numero, soprattutto negli anni ’20, fino ad arrivare al numero di 230 busti. Vennero inclusi i busti esclusi dal Pio IX e ne vennero dedicati di nuovi, soprattutto agli eroi di guerra. Tra queste dediche è da includere anche la statua di Enrico Toti, raffigurata nel momento in cui scaglia la sua stampella, ferito, contro il nemico come ultimo atto eroico, posta nel 1922 insieme ad altri busti di eroi, tra cui quelli di Piazzale dei Martiri di Villa Borghese.
    Nel 1873 inoltre, incastonato su una roccia decorativa al centro di una fontana, venne posto l’Idroconometro inventato dal monaco domenicano Giovan Battista Embriaco, il quale lo presentò all’Esposizione Universale di Parigi nel 1867 riscuotendo molto successo. La creazione del complesso fontana-orologio si deve all’architetto Gioacchino Ersoch. Un’altra fontana degna di nota, del 1875, è la fontana del Mosè, in asse con la terrazza Napoleone I, tra i pini, che raffigura, secondo la tradizione biblica, la figlia del Faraone nel momento in cui ritrova l’abbandonato Mosè sulle acque del Nilo. La bellissima statua ha come sfondo una selva di papiro, creando così un bellissimo connubio tra arte e natura, tra scultura e giardinaggio. Una terza fontana è quella più recente di Amleto Cataldi, la fontana dell’Anfora, dal gusto più avanguardista, del 1913.
    Nel 1905 venne creato il ponte che attraversa via del Muro Torto e collega Piazzale dei Martiri di Villa Borghese al parco pinciano e nel 1926 venne creato un ascensore che collegava via del Muro Torto al parco, oggi inutilizzato.
    Il Pincio è anche sede del Teatro San Carlino, della famiglia Vitiello da Napoli, che dal 1997 (stabilmente dal 2004) intrattengono bambini ed adulti con recitazioni teatrali, musica, spettacoli di burattini, favole. Per ulteriori informazioni, visitare il sito www.sancarlino.it.
    Tanto per fare del Pincio un luogo incantato, una leggenda vuole che il fantasma di Nerone si aggiri dalle parti del Muro Torto, in cerca di qualche passante che lo ascolti recitare poesie. Sempre a proposito di fantasmi, più recente è la storia dei patrioti Angelo Targhini e Leonida Montanari, decapitati nel 1825 a Piazza del Popolo per lesa maestà e sepolti alle pendici del Muro Torto (chiamato anche Muro Malo in quanto cimitero per prostitute, criminali e traditori). La credenza popolare vuole che i loro fantasmi errino per il Pincio di notte, con le loro teste tra le mani, suggerendo i numeri vincenti del Lotto ai passanti.
    Ecco, il Pincio è un luogo incantato dove storia, natura, architettura ed arte si mescolano tra loro creando un cocktail di Fantasia e Magnificenza. Ahimè oggi il parco non riceve le stesse cure che nei tempi passati avevano meritato, ma mantiene intatto il suo fascino, seppur  visibilmente antico e stanco. l turista rimane sbalordito quando, dopo una faticosa salita da Piazza del Popolo o dopo una passeggiata da Villa Borghese, viene catapultato in questo giardino monumentale che si affaccia su uno dei panorami più entusiasmanti di Roma. L’Alba, il Tramonto, le luci della Notte dipingono questo sublime paesaggio di tetti e cupole sempre in modo diverso, a seconda della stagione e dell’ora. Lo stesso Romano vede nel Pincio sempre qualcosa di diverso, ed è sempre la prima volta quando si ritrova ad ammirare la sua città, come se ne fosse il padrone, per l’ennesima passeggiata al Pincio.

– Sebastiano Maltese

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Informazioni su Sebastiano Maltese

Archaeologist Born in Rome in 1992, In 2011 graduated in Sandro Pertini High School (Humanistic address) Studies Classical Archaeology in La Sapienza University of Rome. Since 2010 he guides tourists for free, just for friendship and improving English Since 2012 he manages the blog "Roma Instaurata" Contact: Sebmaltese@hotmail.com +39/3202957562

Pubblicato il febbraio 19, 2013 su Rione Campo Marzio. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

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