I Re Etruschi (616 – 509 a.C.)

  • TARQUINIO PRISCO (616 – 579). Il V re di Roma proveniva da Tarquinia, una delle più floride città dell’Etruria meridionale nel VII secolo, da cui prese il nome. Infatti le fonti ci narrano che il vero nome del re fosse in origine Lucumone, che in etrusco vuol dire RE.
    Era figlio di un greco, Demarato, fervente democratico, che si trasferì a Tarquinia in esilio dalla Tirannide dei Cipselidi di Corinto, sua città natale. Il padre ebbe una grande influenza sul giovane Lucumone, al quale insegnò il greco e le ideologie politiche antitiranniche.
    Per questo motivo, Lucumone era mal visto dalla monarchia tarquiniate, troppo conservatrice, legata al potere del lucumone e diffidente delle ideologie greche, tanto che dovette abbandonare Tarquinia su suggerimento della moglie Tanauquil, per trasferirsi nella Roma di Anco Marzio. Una leggenda vuole che un’aquila, appena Lucumone mise piede a Roma, rubò il cappello del giovane per poi farlo cadere sulla sua testa: un evento curioso quanto eccezionale che Tanaquil, esperta dell’arte divinatoria etrusca, interpretò come buon auspicio di Potenza e Regalità.  In effetti  Lucumone, che abbracciati i costumi romani cambiò ben presto il nome in Lucio Tarquinio insieme alla moglie, nota ora come Gaia Cecilia o Gaia Cirilla, divenne un personaggio piuttosto famoso a Roma, seguendo le orme del padre nella carriera politica presso la corte di Anco Marzio, tanto che il re lo accolse nella sua famiglia adottandolo come figlio e come fido consigliere.
    Fu così che alla morte del re, Tarquinio venne acclamato dal popolo di Roma come legittimo successore, divenendo il primo re di origini (e cultura) Etrusche.
    Non è un caso che Tarquinio, detto Prisco (cioè “il Primo”, per differenziarlo dal VII re Tarquinio il Superbo), abbia indirizzato l’espansione di Roma verso il territorio Etrusco: quasi per vendicare la sua fuga da Tarquinia, il re soggiogò al potere di Roma non solo la sua città natale, ma anche tutte le altre città etrusche che erano corse in aiuto a Tarquinia. Caere, Veio,  Arezzo,  Chiusi, Cortona, Perugia, Roselle,  Vetulonia, Volsinii, Volterra e Vulci (le Dodici Città) vennero tutte piegate al potere di Roma, che divenne a sua volta una città “etrusca” grazie alla grande quantità di opere d’arte e oggetti preziosi che giungevano dalle città sconfitte.
    Proprio con Tarquinio Prisco Roma diventa una città culturalmente egemone nel centro  Italia: non a caso a lui si deve l’introduzione di numerose pratiche cultuali, religiose, morali etrusche nella ritualità romana, come ad esempio la celebrazione del Trionfo dopo una vittoria militare (avvenuta per la prima volta con il re dopo la sconfitta dei Veienti), la musica e i simposi per pubbliche manifestazioni, la moda etrusca (il paludamentum, la trabea, la toga); vennero introdotti i Fasci Littori, la Sella Curule e le Faleree come simbolo del potere regale.Tarquinia, Tomba dei Leopardi
    In ambito urbanistico introdusse l’architettura etrusca sia civile che religiosa. L’innovativo sistema dell’arco diede la possibilità di costruire la Cloaca Maxima, la prima grande fogna di Roma (ancora ben funzionante!!), che risolveva molti problemi dovuti alle esondazioni del Tevere. Bonificò nuovamente l’area del futuro Foro Romano per le assemblee del popolo e fece costruire sul Campidoglio il primo grande tempio di Roma, il Tempio di Giove Capitolino. Un tempio che risente molto del cosidetto stile Tuscanico, molto differente da quello Greco per struttura e suddivisione degli spazi: una novità a Roma che diede all’Urbe un taglio moderno e valido agli occhi soprattutto degli stranieri. E’ questa una strategia di Roma molto forte: assimilare i caratteri culturali delle popolazioni soggiogate, aspetto che si rivela continuo e costante per tutta la storia della città.
    Ma Tarquinio non si curò solo degli aspetti più pragmatici del suo regno: fu proprio con la costruzione del Tempio a Giove che vennero istituiti in nome del Padre degli dèi i Ludi Romani, dal 12 al 14 Settembre, nei quali avvenivano celebrazioni e giochi quali lotte e corse dei cavalli. Proprio per la corsa dei cavalli Tarquinio fece sistemare l’area ai piedi del Palatino meridionale spianando il terreno e dando forma a quello che sarà il futuro Circo Massimo.
  • SERVIO TULLIO (579 – 539). Il regno di Tarquinio Prisco si concluse con il suo assassinio da parte dei figli di Anco Marzio che, avvalendosi della legittima discendenza regale, tentarono un colpo di Stato. Nonostante la morte del re, il piano fallì grazie all’abilità di Tanaquil che riuscì a far eleggere dal popolo, ancora ignaro dell’avvenuta morte del re, suo genero Servio Tullio come se fosse il legittimo successore.
    Servio era di umili origini, probabilmente figlio di una serva veiente alla corte di Tarquinio Prisco. Nonostante il suo status servile (da cui il nome),  Tanaquil intravide anche in costui un futuro regale e per questo  motivo gli diede in sposa sua figlia, divenendo così il legittimo successore di Tarquinio.
    Un’altra leggenda raccontata dall’imperatore Claudio durante un suo discorso e rappresentata nella famosa tomba François di Vulci, vede Servio Tullio come Macstarna, che secondo Massimo Pallottino va inteso come “servo del Magister (Populi)”,  il “comandante dell’esercito”, cioè come fedele servo di Celio Vibenna, conquistatore di Roma in un momento non ben preciso del VI secolo.
    Di più non sappiamo.
    Mi piace tuttavia pensare che i fratelli Aulo e Celio Vibenna, forse di Vulci, avendo approfittato del caos e dell’instabilità politica a seguito dell’attentanto a Tarquinio Prisco guidarono i loro eserciti alla conquista di Roma, divenendone padroni. Solo alla morte di Celio Vibenna, il figlio adottivo Macstarna succedette alla guida del padre/padrone, divenendo il VI re di Roma. Ma questa è pura trama da thriller. Ritornando a noi, sappiamo che Servio Tullio introdusse un’importante riforma fiscale e sociale a Roma: attraverso un grande censimento (il primo nella storia di Roma), divise la popolazione in classi di censo (cioè secondo il patrimonio) e formò l’esercito basandosi su questa classificazione e sulla disponibilità di forza militare (incluso equipaggiamento) che ogni classe poteva offrire.
    Come in una sorta di Welfare State della guerra, le classi più ricche dovevano riconoscere la valenza politica delle classi più basse (Plebe con l’eccezione dei nullatenti, i Proletarii), in quanto anch’esse partecipavano all’arruolamento dei soldati in battaglia, e perdere dunque il privilegio di poter decidere negli affari dello Stato:  la cittadinanza romana (cioè il diritto di voto) combaciava con la partecipazione militare in guerra. Sebbene il potere rimanesse comunque al re, ogni classe aveva il diritto di esprimersi attraverso un voto, influenzando quindi la decisione regale.
    Roma diventa in qualche modo una sorta di democrazia della guerra, dove tutti hanno gli stessi diritti e doveri, se e solo se combattono. Chiunque offriva il suo sangue per Roma, doveva essere riconosciuto politicamente.  Per questo motivo il termine di Timocrazia usato da alcuni storici a mio avviso risulterebbe forzato. Non a caso questo fece crescere da un lato la potenza militare di Roma, che vide ingrandito enormemente il suo esercito, dall’altro fece aumentare lo scontro tra i Patrizi (i già citati Patres del Senato) e la Monarchia: possiamo dire che Servio Tullio abbia posto, molto anticipatamente e forse troppo innovative, le basi per l’organizzazione sociale della Roma Repubblicana, come vedremo in seguito. A questa grande riforma socio-politica, Servio Tullio introdusse anche una riforma urbanistica che vide l’inclusione al Pomerium (notevolmente ampliato) i  colli Quirinale, Viminale ed Esquilino e la suddivisione della città in quattro tribù, la Suburana, la Palatina, la Collina e la Esquilina, nelle quali patrizi e plebei si trovavano a convivere per la prima volta senza distinzione di classe.
    Servio mirò anche a dare a Roma un’importanza religiosa per tutto il Centro Italia occidentale:  trasferì il culto associativo di Diana Nemorensis di Ariccia presso l’Aventino (540 a.C.). Questo fece si che Roma assumesse il ruolo di autorità religiosa presso tutte le città del Latium Vetus che fino alla I Repubblica si ritrovavano in una coalizione con funzioni inizialmente antietrusche nota come Lega di Ariccia. Oltre a ciò, a lui si deve probabilmente la costruzione del Tempio di Mater Matuta e di Fortuna presso il Foro Boario. Il regno di Servio Tullio finì nella tragedia per il tradimento della figlia, Tullia Minore, sposa del figlio di Tarquinio Prisco, Lucio Tarquinio. Questo un giorno si presentò in Senato e si sedette sul trono del suocero rivendicandolo per sè; Tullio, avvertito del fatto, si precipitò nella Curia per denunciare Lucio ma vedendo il Senato desistere (come abbiamo visto Servio se l’era inimicato con la riforma fiscale da lui promossa), passò dalle parole alle mani, facendo scoppiare un tumulto in Senato. Durante la zuffa, Servio venne spinto giù per le scale della Curia dallo stesso Lucio: tramortito per la brutta caduta, non fece in tempo a rialzarsi che fu finito dalla figlia Tullia, la quale passò sul corpo del padre con il cocchio reale, uccidendolo.
    Lasciato il campo di Ardea e tornato a Roma con il desiderio di vedere la famosa Lucrezia, Sestio se ne invaghì e volle farla sua: tentò di sedurre la donna, ma vedendo che questa faceva resistenza per mantenere il voto del matrimonio, le fece violenza. Per il dolore di esser venuta meno al matrimonio e per l’umiliazione subita, Lucrezia si suicidò davanti al marito, al padre e a Giunio Bruto.
    Bruto e Collatino giurarono sul cadavere della povera donna di vendicare il suo suicidio cacciando i Tarquinii da Roma: convocato tutto il popolo in assemblea nell’area del Foro, Bruto fomentò  la plebe e il patriziato, per la prima volta uniti per motivi politici, a destituire il regime di Tarquinio il Superbo.
    Furono confiscati tutti i beni della famiglia di Tarquinio, compreso il Campo Marzio, i cui covoni di grano secondo la leggenda vennero gettati nel Tevere e accumulandosi portarono alla formazione dell’Isola Tiberina.
    Avvisato del colpo di stato, Tarquinio si diresse verso Roma lasciando i figli ad Ardea a capo dell’esercito. Ma grazie ad un abile strategia Bruto, che era venuto a sapere in tempo dell’arrivo del re, si diresse prima ad Ardea dove venne acclamato dall’esercito che si ribellò al comando dei Tarquinii, poi inseguì il re  fino alle porte di Roma, dove non trovando via di fuga fu costretto ad abdicare e ad autoesiliarsi a Caere insieme ai figli. Solo Tarquinio Sestio venne ucciso dai familiari di Lucrezia a Gabii.
  •  TARQUINIO IL SUPERBO (539 – 509). Proprio per il terribile regicidio e per aver vietato il funerale e la sepoltura del suocero, a Lucio Tarquinio venne dato l’appellativo di Superbo.
    Il suo regno assomigliava più che ad una monarchia ad una vera e propria dittatura moderna, o per dirla all’antica, ad una Tirannide, una Monarchia Assoluta.
    Nonostante il Senato lo avesse appoggiato nel rovesciare il trono di Servio Tullio, esso mirava più ad imporre un’oligocrazia di Patres che a nominare un nuovo re. Per questo motivo, grazie all’intervento della sua guardia del corpo armata, Tarquinio si autoproclamò re con la forza, senza l’appoggio del Senato e senza il consenso della Plebe, che era legata al precedente re per la preziosa riforma sociale. In breve tempo smantellò la riforma serviana e instaurò un regno del Terrore: uccise i patrizi più sospetti e soppresse le rivolte popolari nel sangue. Non solo, con grande blasfemia si appropriò del Campo di Marte (Campo Marzio) dove era stato sepolto Romolo, e lo fece coltivare a grano.
    Anche con le città della Lega di Ariccia (la coalizione delle città del Latium Vetus antietrusca), mantenne un atteggiamento Il Tempio di Giove Capitolino - ricostruzionetirannico e ostile: mise a morte un legato di Ariccia per averlo denunciato di dispotismo all’interno della Lega; conquistò Gabii e Ardea, città dell’alleanza; condusse la Lega stessa in guerra per la prima volta contro i Volsci (capitale Anzio) conquistando la roccaforte di Pomezia; fondò la colonia di Circeii, mettendo in concorrenza i mercati del Latium Vetus meridionale. Sotto il suo regno vennero tuttavia portati a termine, con una revisione del progetto originale, i cantieri della Cloaca Maxima e del Tempio di Giove Capitolino.
    Il regno di Tarquinio il Superbo si concluse a causa di una rivolta popolare. Si narra che durante l’assedio di Ardea, il nipote del re, Tarquinio Sesto, si fosse incuriosito alla descrizione di un soldato di una donna, Lucrezia, moglie di uno dei più nobili Patres di Roma, Lucio Tarquinio Collatino, figlia di Spurio Lucrezio Tricipitino, nonchè moglie di Lucio Tarquinio Collatino.

E’ il 509 a.C. e si conclude con la cacciata dei Tarquinii da Roma il periodo monarchico dell’Urbe. Tarquinio il Superbo tenterà fino alla sua morte nel 495 a.C. di riconquistare, con l’aiuto del lucumone di Chiusi Porsenna, il suo trono, come vedremo.

Come che sia, a Roma ebbe inizio una nuova era: quello della Repubblica, che vide Giunio Bruto secondo la tradizione come primo console. La Roma dei Tarquinii è ormai una Roma totalmente differente da quella di Romolo o di Anco Marzio: è ormai un centro culturale molto ricco, pregno della cultura etrusca che tanto ha contribuito a fare di Roma una città complessa e ben organizzata, socialmente stabile e ottimamente funzionante, anche sul piano economico internazionale. Solo l’eccessivo strapotere dei patrizi porterà la nuova Repubblica a rivedere la sua organizzazione sociale interna e a promuovere la democrazia all’interno dello Stato. Ma questo è un altro capitolo della storia.
-Sebastiano Maltese

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Informazioni su Sebastiano Maltese

Archaeologist Born in Rome in 1992, In 2011 graduated in Sandro Pertini High School (Humanistic address) Studies Classical Archaeology in La Sapienza University of Rome. Since 2010 he guides tourists for free, just for friendship and improving English Since 2012 he manages the blog "Roma Instaurata" Contact: Sebmaltese@hotmail.com +39/3202957562

Pubblicato il dicembre 17, 2012 su Monarchia, Roma Antica, Storia. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

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