Il quartiere Coppedè

  • Quartiere: Trieste/Coppedè
  • Via: Tagliamento/Dora/Brenta/Aterno/Tanaro – P.zza Mincio
  • Autore: Gino Coppedè
  • Anno: 1915 – 1926
  • Stile: Art Nouveau – Art Decò
  • Storia e Descrizione: Il quartiere Coppedè è l’esperimento artistico-architettonico più originale intrapreso a Roma nei primi decenni del secolo passato, che si scorge nelle case della zona tra la Salaria e la Nomentana. Consiste in una serie di palazzi e ville che hanno come centro di riferimento Piazza Mincio, con la suggestiva fontana delle rane.
    Gino Coppedè, erede della scuola di Alfredo D’Andrade, l’architetto e restauratore d’origine spagnola che costituiva, in Italia, l’esempio principe per la falsificazione dei monumenti antichi (suo è il Borgo Medievale di Torino), riuscì a fondere gli stili decorativi più in voga in Europa, come il Liberty e l’Art Dèco con il repertorio italiano dei secoli passati (con una predilezione per il Medio Evo, il Manierismo e il Barocco).  Ne risulta un paesaggio unico: villini circondati da una discreta vegetazione, edifici in cui l’antichità greca, con i suoi motivi mitologici, si uniscono al medioevo, un medioevo che si immagina da fiaba, con le fate e i cavalieri corazzati. In altri edifici si nota una dominanza del contemporaneo Liberty, fondato sulla stilizzazione di determinati elementi della natura, come gigli, rose, campanelle, rami che si intersecano, uno stile a Roma piuttosto insolito, dove il cosiddetto “umbertino” neorinascimentale è imperante. Ma non è tutto: la Palazzina del Ragno, ad esempio, con i suoi archi disposti asimmetricamente e il faccione scolpito, vuole riecheggiare la statuaria assiro-babilonese (a cui del resto occhieggiava anche l’arte barocca dalle dimensioni colossali). Il tutto senza negare spazio al sacro della religiosità cattolica: un’edicola con una Madonna con il Bambino si trova su una delle torri che fiancheggiano l’enorme arco che delimita l’accesso al quartiere, nonchè nel Villino delle Fate. L’architetto non risparmia a richiamare eventuali suggestioni cinematografiche, se è vero che il portone di piazza Mincio 2, risalente al 1926, e dunque, probabilmente, l’ultima costruzione di mano del maestro Coppedè,è copiata fedelmente da una scena del film Cabiria del 1914, diretto da Giovanni Pastrone su sceneggiatura di Gabriele D’Annunzio.
    Il quartiere Coppedè si traduce così come uno degli esempi più belli del Liberty italiano. E Roma conserva questa perla quasi segretamente, tant’è che non è molto conosciuta dai turisti e dai Romani stessi.

-Sebastiano Maltese

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Informazioni su Sebastiano Maltese

Archaeologist Born in Rome in 1992, In 2011 graduated in Sandro Pertini High School (Humanistic address) Studies Classical Archaeology in La Sapienza University of Rome. Since 2010 he guides tourists for free, just for friendship and improving English Since 2012 he manages the blog "Roma Instaurata" Contact: Sebmaltese@hotmail.com +39/3202957562

Pubblicato il novembre 23, 2012 su Quartieri e Rioni, Trieste. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

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